Apre il Waterfront Mall, la scommessa di Beghin: ora che c’è, farne un magnete per nuovi visitatori per la città da portare anche nei negozi del centro. Ecco come

Ha aperto oggi nel palasport il nuovo distretto commerciale da 27 mila metri quadrati, con circa 70 negozi, 19 attività di ristorazione e supermercato Coop. Per l’assessora comunale a commercio e turismo la partita vera inizia adesso. Se lo è trovato, ora prova la quadratura del cerchio: trasformarlo, anche grazie alle crociere, in un attrattore capace di richiamare visitatori e spingerli a fare shopping anche nelle vie tradizionali di Genova

Il Waterfront Mall ha aperto oggi al pubblico dentro il palasport di piazzale Kennedy, aggiungendo un tassello decisivo alla trasformazione del Waterfront di Levante e consegnando alla città un nuovo grande polo commerciale, affacciato sul mare e inserito nel più ampio disegno di riqualificazione firmato da Renzo Piano. I numeri spiegano bene la dimensione dell’operazione: 27 mila metri quadrati di superficie agibile, circa 15 mila metri quadrati di superficie di vendita, circa 70 negozi, 19 unità tra ristorazione e somministrazione, il supermercato Coop annunciato in apertura entro maggio, un investimento complessivo di 140 milioni di euro e una previsione occupazionale di circa 800 posti di lavoro a regime. Alla cerimonia inaugurale erano presenti, tra gli altri, la sindaca Silvia Salis, l’assessora al commercio e turismo Tiziana Beghin, il presidente di Coop Liguria Roberto Pittalis, il presidente di Genova Sviluppo Benoit Lheureux, il consigliere regionale Matteo Campora e l’amministratrice delegata di Genova Sviluppo Giorgia Dalle Fratte.

L’apertura, però, non è soltanto il debutto di una nuova grande struttura di vendita. È soprattutto l’inizio di una sfida molto più complessa, perché il vero nodo sarà capire se questo nuovo spazio commerciale riuscirà ad autosostenersi e persino a diventare un motore per tutta Genova oppure se finirà per sottrarre ossigeno al commercio tradizionale della città. Ed è proprio su questo terreno che Tiziana Beghin ha impostato il ragionamento politico ed economico del Comune. Per l’assessora il problema del commercio genovese non è semplicemente spostare i consumi già esistenti da una zona all’altra, ma crearne di nuovi, intercettando più residenti oppure più visitatori. La seconda opzione è quella relativamente più accessibile e a breve termine.
La linea dell’amministrazione, almeno nelle intenzioni dichiarate, è quella di non considerare il Waterfront Mall come una cittadella chiusa in sé stessa, ma come una porta capace di trascinare persone anche verso il centro storico, via Roma e via Venti Settembre. In sostanza, il nuovo distretto dovrà funzionare non soltanto per le sue vetrine, ma anche come generatore di flussi da riversare nel resto della città. È una missione tutt’altro che semplice, soprattutto in una realtà dove il commercio di vicinato vive da tempo una fase delicata, ma è l’unica via per provare a trasformare quello che molti temono come un elemento di criticità in un’opportunità vera.
Tiziana Beghin lo dice in modo netto, partendo da un dato di realtà: «Il centro commerciale c’era, me lo sono trovato. Abbiamo cercato di far sì che non rimanesse una cattedrale nel deserto». È una frase che riassume bene la posizione della giunta. Quando Esselunga si è sfilata dal progetto, infatti, il rischio che la grande superficie rimanesse vuota era diventato concreto. E se fosse saltato il motore alimentare dell’operazione, il contraccolpo si sarebbe riversato a catena sulle altre attività, con il pericolo di ritrovarsi davanti a uno spazio semideserto e difficilmente gestibile anche per tutte le sue componenti non strettamente commerciali e ricadute negative di vario genere per l’intera area. L’arrivo di Coop ha invece consentito di riempire quel vuoto e di disinnescare almeno lo scenario peggiore.
Ma c’è anche un’altra motivazione, più generale e più politica, che Tiziana Beghin mette sul tavolo. «Quando tu hai degli investitori che investono in una città, io credo che sia un segnale brutto dire che quando cambia la giunta cambiano completamente le carte in tavola a giochi già conclusi. Perché perdi di credibilità. E la seconda volta un investitore ci pensa molto bene, prima di investire nella città. Noi dobbiamo comunque, alla fine, essere credibili presso chi viene a investire nella nostra città». In questa lettura il mall non è quindi soltanto un centro commerciale da valutare in termini di utilità immediata, ma anche un test di affidabilità istituzionale. Una città che strappa o ribalta progetti già avviati, sostiene l’assessora, manda un segnale pericoloso a chi dovrebbe credere ancora in Genova.
Da qui nasce la scelta di cercare non tanto di fermare qualcosa che ormai esisteva già, quanto di governarlo e orientarlo. «Ormai quella cosa lì c’era, quindi ora può solo funzionare . dice -. E dobbiamo cercare di farla funzionare al meglio. E il meglio è quello di indirizzare gli sviluppatori a farla funzionare al meglio anche per loro stessi. Perché altrimenti se il centro rimane vuoto l’affittuario degli spazi commerciali appena può se ne va». È il cuore del ragionamento di Tiziana Beghin: un centro commerciale senza flussi, senza attrattività e senza capacità di tenere le attività al proprio interno diventa un problema anche per chi lo gestisce. Per questo, osserva l’assessora, gli stessi responsabili del mall hanno interesse a costruire un modello capace di funzionare sul serio e di allargare il proprio bacino oltre il semplice consumo locale.
Il progetto del Waterfront Mall, del resto, è stato presentato proprio in questa chiave dai responsabili dell’operazione. Situato nell’area del Waterfront di Levante e inserito nel più ampio intervento di rigenerazione urbana, il nuovo distretto commerciale è stato pensato per riconnettere questa parte della città al centro e per proporsi come polo urbano dedicato allo shopping, alla ristorazione, al tempo libero e agli eventi, con l’ambizione di contribuire alla trasformazione del Waterfront in una nuova destinazione per cittadini e visitatori. L’offerta è costruita su un mix di marchi nazionali e internazionali tra moda, sport, tecnologia, benessere, servizi e ristorazione, con una forte componente lifestyle e con un richiamo evidente al contesto marittimo, anche attraverso attività legate alla nautica e all’outdoor. Il supermercato Coop, previsto in apertura entro maggio, dovrà garantire anche una funzione di prossimità, mentre la presenza di spazi come Mondadori punta a dare al complesso un profilo che non si limiti all’acquisto puro.
Il punto chiave, però, resta la relazione con il resto della città. Per questo il Comune sta lavorando a una strategia che leghi il Waterfront Mall al palasport e ai flussi turistici, in particolare a quelli delle crociere. L’idea è semplice nella sua formulazione e complicata nella sua realizzazione: usare i grandi eventi, i passeggeri in arrivo e i visitatori che sbarcano a Genova per portarli prima in quest’area e poi indirizzarli anche verso il centro. In quest’ottica si inserisce il lavoro fatto con Carnival Cruises, che Tiziana Beghin descrive come un accordo costruito proprio per convogliare crocieristi sia verso il nuovo mall sia verso il centro cittadino e il centro storico. «Ho fatto anche un accordo con la Carnival Cruises, che è duplice, in modo da portare i croceristi sia al nuovo mall, invece che all’outlet di Serravalle, ma anche nel nostro centro cittadino e nel centro storico». L’assessora insiste in particolare sul profilo dei passeggeri, spiegando che molti di loro sono nord e sudamericani con una buona capacità di spesa e un forte interesse per lo shopping di qualità. «I passeggeri della Carnival Cruises sono quasi tutti nord e sudamericani abbastanza altospendenti – prosegue l’assessora -. Non così ricchi da avere il panfilo privato, ma abbastanza per fare un viaggio in Europa, in crociera. Hanno una buona capacitò di spesa, anche se il Mercosur potrebbe cambiare qualcosa». In sintesi, il recente accordo UE-Mercosur potrebbe trasformare il Sud America in una destinazione ancora più centrale per le strategie a lungo termine delle compagnie di crociera europee, grazie a un contesto economico e normativo più fluido. L’accordo facilita l’integrazione economica, il che potrebbe portare le compagnie di crociera (come MSC e Costa, fortemente presenti in entrambi i mercati) a intensificare le rotte tra Europa e Sud America, specialmente durante i riposizionamenti stagionali. L’aumento del commercio e del turismo spinto dall’accordo potrebbe incentivare investimenti in infrastrutture portuali nei paesi Mercosur, rendendoli più attrattivi e accessibili per le grandi navi da crociera, anche a discapito delle rotte mediterranee ed europee. «Al momento i croceristi provenienti dal Sud America e in parte anche negli Stati Uniti, sono molti. E godono del tax refund, quindi loro possono comprare oggetti che sono europei, parlo di borse, gioielli, capi d’abbigliamento di lusso, che possono acquistare qui con un 25 più 22 di sconto rispetto a loro. Vengono volentieri a fare shopping in città, piuttosto che andare all’outlet. Quindi abbiamo fatto una partnership in modo che vengano proprio direttamente. Saranno fornite loro le mappe con le vie dove andare a Genova a fare shopping. E noi nel frattempo li indirizziamo quindi su per il centro storico, fino ad arrivare in cima a via Roma e in via XX Settembre».
Secondo Beghin, Genova può giocarsi una carta importante proprio su questo fronte, anche grazie al tax refund e alla convenienza che alcuni clienti stranieri trovano nell’acquisto di prodotti europei. «Vengono volentieri a fare shopping in città, piuttosto che andare all’outlet – spiega -. Quindi abbiamo fatto una partnership in modo che vengano proprio direttamente. Saranno fornite loro le mappe con le vie dove andare a Genova a fare shopping. E noi nel frattempo li indirizziamo quindi su per il centro storico, fino ad arrivare in cima a via Roma e in via XX Settembre». È probabilmente questo il passaggio più importante della strategia comunale, perché segna il tentativo più concreto di trasformare un grande contenitore commerciale in una cerniera tra il fronte mare, il Waterfront e le aree storiche dello shopping cittadino.
In questo quadro il legame con il palasport diventa decisivo. Il nuovo mall si presenta come parte di un ecosistema in cui sport, intrattenimento, ristorazione e commercio dovrebbero sostenersi a vicenda. La vicinanza tra le due strutture viene infatti indicata come un elemento capace di trasformare l’area in un punto di riferimento prima e dopo eventi, manifestazioni e appuntamenti pubblici. Ma è proprio qui che emergono anche i limiti e le difficoltà. Tiziana Beghin ammette che il palasport non è un contenitore facile da far rendere al massimo. Per esempio, le altezze rappresentano un problema per alcune competizioni agonistiche di pallavolo, tanto che il torneo internazionale femminile previsto a maggio si svolgerà in deroga. Sul versante musicale, invece, la scarsa capienza non permette di immaginare concerti giganteschi, quelli capaci di muovere folle enormi e di garantire un impatto immediato sulle attività dell’area.
L’assessora non nasconde il problema e usa parole molto dirette: «È quasi inutilizzabile. Però ci stiamo provando, ci stiamo mettendo tutto l’impegno, cercando di organizzare sia eventi sportivi sia eventi corporate. In modo da poterlo sfruttare il più possibile. Si potrà fare molto poco per la musica, ma magari qualcosa di nicchia, piuttosto che qualche comico, qualche spettacolo di questo tipo si potrebbe fare. Cercando di portare più persone possibile. E renderlo il più attrattivo che si può per le persone che arrivano da fuori regione. Questo è il nostro obiettivo». Anche qui il filo è lo stesso: non basta avere una nuova struttura, bisogna riempirla di occasioni, motivi di visita, pubblico e permanenza.
Dal punto di vista simbolico e urbanistico, l’apertura di oggi rappresenta comunque un passaggio forte per Genova. La sindaca Silvia Salis ha sottolineato che il Waterfront Mall è un intervento trovato già avviato all’insediamento della nuova amministrazione e seguito con attenzione perché potesse diventare «il più possibile un’opportunità concreta per Genova e per il Waterfront di Levante». Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci lo ha invece inserito nel più ampio racconto della riqualificazione dell’ex Fiera, parlando di un’area per anni di fatto sottratta alla città e oggi restituita ai genovesi come nuovo quartiere, con residenze, ospitalità, spazi per eventi, una nuova darsena, parcheggi interrati, servizi e un grande parco urbano al posto delle distese di cemento del passato. Dal lato di Coop, Roberto Pittalis ha messo l’accento sul valore di una presenza ligure dentro un progetto considerato strategico, sottolineando il peso dei prodotti del territorio e il contributo che il nuovo supermercato potrà dare all’economia locale.
Resta però una domanda fondamentale, quella che conterà più di tutte le dichiarazioni del giorno dell’inaugurazione: il Waterfront Mall riuscirà davvero ad allargare la torta oppure finirà per dividerla in modo diverso? Per Tiziana Beghin la risposta deve passare obbligatoriamente dalla capacità di creare nuova domanda, nuova presenza, nuovi visitatori. Ed è su questo punto che l’assessora si gioca la sua scommessa politica: usare il mall non come un fortino commerciale separato, ma come un attrattore, un amplificatore, un punto di ingresso capace di generare consumo aggiuntivo e di portarlo anche altrove.
Per adesso c’è il taglio del nastro, il mare davanti, 700 parcheggi a servizio dei visitatori, una struttura nuova di zecca e un grande contenitore commerciale che comincia a mettersi alla prova. Da oggi Genova non discute più di un progetto sulla carta: lo ha davanti, aperto, operativo, visibile. Il resto si vedrà nei prossimi mesi, quando si capirà se il nuovo mall saprà davvero funzionare come locomotiva per tutta la città o se, al contrario, costringerà il commercio tradizionale a una concorrenza ancora più dura. È una sfida aperta. E la stessa Tiziana Beghin, in fondo, la descrive così: il centro commerciale ormai c’è. Adesso bisogna farlo lavorare, ma soprattutto bisogna fare in modo che lavori anche per Genova, sapendo che è entrato in un bacino di consumi asfittico che, se vuole sopravvivere, deve contribuire a incrementare.


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